La sconfitta degli islamisti di Al-Shabaab è ancora lontana

[:it]Diversi analisti hanno messo in evidenza il presunto indebolimento di Al-Shabaab, il violento gruppo militante islamico della Somalia. Di recente il ministro degli esteri somalo Abdisalam Hadliyeh Omer ha sostenuto, per esempio, che l’alleato terrorista di Al-Qaeda controlla meno del 10% del territorio somalo.

Omer ha anche ricordato che Mogadiscio è stata la sede a settembre di un summit straordinario tra i capi di stato regionali dell’Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo. È stato il primo incontro diplomatico di alto livello nella capitale somala da oltre 35 anni.

Al-Shabaab sta combattendo il governo somalo da almeno un decennio ed è responsabile di devastanti attacchi in Kenya e Uganda. Così il vertice regionale ha presentato un’occasione per il gruppo di attaccare i vertici di alto livello, ma l’organizzazione non è riuscita a lanciare nessuno attacco e il vertice si è svolto pacificamente.

Sotto pressione su molti fronti

L’esercito nazionale somalo sta assumendo un ruolo sempre più importante nelle operazioni di combattimento, diventando sia un obiettivo per le offensive e per lanciarle. Inoltre gli stati regionali – una parte cruciale delle nuove strutture federali della Somalia, spesso basata soprattutto clan locali – sono sempre più coinvolti nei combattimenti.

L’organizzazione federale è stata creata per affrontare la sfiducia tra fazioni regionali – spesso basate sui clan – e Mogadiscio. Molti di questi hanno lanciato attacchi relativamente di successo contro Al-Shabaab nelle zone in cui l’esercito somalo non ha supporto locale. Ad esempio, negli ultimi mesi, l’amministrazione provvisoria del sud-ovest ha lanciato almeno tre attacchi consistenti, e di successo, contro Al-Shabaab.

Inoltre, un attacco aereo americano nel mese di settembre ha confermato che gli Stati Uniti restano coinvolti e impegnati nel colpire Al-Shabaab. A tutto ciò si aggiungono le voci su scontri a bassa intensità tra i combattenti di Al-Shabaab fedeli allo Stato Islamico e quelli leali ad Al-Qaeda, continuati nelle zone più centrali.

Infine, un altro motivo per il nuovo ottimismo è che la capitale somala è in piena espansione. Anche se ci sono stati attacchi terroristici, piccoli attacchi mordi e fuggi, omicidi ed esplosioni improvvisate, gli investitori non si sono scoraggiati.

Tutti questi sviluppi mostrano che Al-Shabaab sta affrontando lo stress per una pressione maggiore del governo e degli stati regionali. Ma bisogna anche notare che le previsioni del collasso di Al-Shabaab si susseguono dal 2007. Finora, il gruppo è rimasto potente.

Un’organizzazione semi-territoriale

Al-Shabaab si è trasformata in un’organizzazione semi-territoriale. La trasformazione non è avvenuta senza perdite. Perdendo territori ha perso prestigio, molti dei suoi combattenti stranieri sono tornati a casa e ha perso alcuni leader. Ma ha superato la trasformazione.

In un certo senso forse rappresenta, come già successo in passato, un precedente per il futuro dello Stato Islamico. È possibile sopravvivere alla trasformazione dal possesso dei territori a una presenza semi-territoriale. C’è vita dopo il crollo territoriale, soprattutto se i vostri nemici trascurano la sicurezza delle campagne. Si può sopravvivere al logorio di questa trasformazione.

Sembra che Al-Shabaab stia facendo solo questo, anche se in un stato di debolezza. Il futuro sembra prospettare alcuni problemi per l’organizzazione se l’esercito nazionale e le forze degli stati regionali riescono a proteggere i villaggi locali. Anche se questo resta da vedere, gli ultimi sviluppi hanno mostrato qualche possibilità in più che questo accada.

Perché Al-Shabaab rimane forte

AL-Shabaab rimane forte in parte perché si tratta di un’organizzazione dal costo relativamente basso. La situazione attuale in Somalia gli permette di vivere dei frutti della terra. L’affermazione che Al-Shabaab controlla solo il 10% della Somalia è di per sé discutibile. È del tutto vero che le aree in cui Al-Shabaab ha un controllo territoriale permanente probabilmente sono inferiori al 10% del territorio somalo. Ma loro hanno lanciato attacchi in tutte le parti della Somali, ad eccezione del Somaliland, la parte dell’ex colonia britannica che si separò nel 1991 e sono in pace da allora. Eppure il Somaliland ospita anche le cellule di Al-Shabaab pure ed è stato utilizzato come banco di prova per gli attacchi terroristici contro Gibuti ed Etiopia.

I loro fronti sono relativamente stabili nella Somalia centrale. Al-Shabaab controlla ancora le zone che ha amministrato per anni senza essere contestata. L’ultima offensiva per privare il gruppo delle sue ultime amministrazioni territoriali deve ancora avere successo. Nonostante le forze dell’Unione Africana siano di gran lunga superiore in termini numerici, di formazione e attrezzature.

Al di fuori di queste zone, il gruppo terroristico ha stabilito una presenza semi-territoriale. Gli eventi nella metà del 2016 ne sono un chiaro esempio. Secondo fonti delle Nazioni Unite, le forze dello stato sud-occidentale hanno attaccato con successo Al-Shabaab nel villaggio Bulo Fur il 21 giugno. Al-Shabaab alla fine si è ritirato. Ma le forze della Somalia sud-occidentale si sono anche ritirate dalla loro base nel distretto Qansax-Dheere, secondo le fonti delle Nazioni Unite. Questo modello si è ripetuto in tutta la Somalia centrale per anni.

La gente del posto si aspetta che Al-Shabaab ritorni dopo il ritiro dei suoi nemici. In questo modo, i villaggi sono lasciati in balia di Al-Shabaab. Ciò significa che il gruppo può ancora fare pressione sui locali per avere sostegno. Loro possono sanzionare i sostenitori del governo nei piccoli villaggi, può anche tassarli, reclutare e ottenere del cibo. Gli abitanti dei villaggi locali devono scommettere, scegliendo se accogliere Al-Shabaab.

Il risultato è una forma di presenza semi-territoriale che garantisce: reddito e reclute che può consentire l’organizzazione di esistere per molti anni; flusso di sostegno per le cellule terroristiche sia a Mogadiscio, in Somaliland e anche all’interno dei paesi vicini; e così gli uomini d’affari di Mogadiscio che operano al di fuori della città hanno un grande incentivo a pagare Al-Shabaab per evitare problemi. Questi fattori sono raramente evidenziati nei media, che preferiscono concentrarsi sugli attacchi terroristici a Mogadiscio, più spettacolari ma meno importanti dal punto di vista strategico.[:en]Several analysts have highlighted the supposed weakening of Al Shabaab, the violent Somali Islamist militant group. The Somali foreign minister Abdisalam Hadliyeh Omer claimed recently for example that the Al-Qaeda allied terrorist outfit controls less than 10% of Somali territories.

Omer could also point to Mogadishu’s hosting of the regional heads of state of Intergovernmental Authority on Development for an extraordinary summit in September. This was the first high-level diplomatic meeting in the Somali capital for over 35 years.

Al Shabaab has been battling the Somali government for at least a decade and is responsible for devastating attacks in Kenya and Uganda. As such the regional summit presented the group with an opportunity to attack the top leadership. But the organisation failed to launch any attack and the summit passed off peacefully.

Under pressure on many fronts

The Somali national army is increasingly taking on a larger role in combat operations, becoming both a target for offensives and launching them. The regional states, a crucial part of the new federal structures of Somalia often based around local clans, have also increasingly become more involved in the fighting.

The federal arrangement was created to address the distrust between regional – often clan-based – factions and Mogadishu. Several of these have launched relatively successful attacks against Al Shabaab in areas where the Somali army lacks local support. For example, in recent months the interim southwestern administration has launched at least three sizeable, and successful, attacks against Al Shabaab.

Additionally, an American air strike in September confirmed that the US remains involved and committed to strike at Al Shabaab. Added to these are rumours about low scale clashes between Al Shabaab fighters loyal to the Islamic State and those loyal to Al Qaeda continued in the more central areas.

Finally, another reason for the new optimism is that the Somali capital is booming. Although there are terror attacks, small hit and run attacks, assassinations and improvised explosives, investors have not been deterred.

All of these developments signal that Al Shabaab is facing stress under increased pressure from the government and the regional states. But it should also be noted that predictions of Al Shabaab’s collapse have come and gone since 2007. So far, the group has remained potent.

A semi-territorial organisation

Al Shabaab has transformed into a semi-territorial organisation. The transformation has not been without losses. By losing territories, it has lost prestige, many of its foreign fighters have returned home and it has lost leaders. But it has survived the transformation.

In one sense it perhaps signals, as has happened before, a precedence for the future of the Islamic State. It is possible to survive a transformation from holding territories to a semi-territorial presence. There is “life” after territorial collapses, especially if your enemies neglect rural security. You can survive the wear and tear of this transformation.

It seems Al Shabaab is doing just this, albeit in a weakened state. The future does hold potential trouble for the organisation if the national army and the forces of the regional states manage to protect regional villages. While this remains to be seen, the latest developments have shown some increased potential for this to happen.

Why Al Shabaab remains potent

Al Shabaab remains potent partly because it is a relatively low cost organisation. The current situation in Somalia allows it to live off the land. The assertion that Al Shabaab controls only 10% of Somalia is itself debatable. It is entirely true that the areas where Al Shabaab have a permanent territorial control probably is less than 10% of Somali territory. But they have launched attacks in all parts of Somalia except for, Somaliland, the areas of the former British colony that seceded in 1991 and have been at peace since. Yet Somaliland hosts Al Shabaab cells as well, and has been used as a staging ground for terror attacks against Djibouti and Ethiopia.

Their fronts are relatively stable in central Somalia. Al Shabaab still holds onto areas it has administered for years without being challenged. The last offensive to deprive the group of its last territorial holdings have yet to emerge. This is despite the forces of the African Union being vastly superior both in numbers, training and equipment.

Outside these areas, the terror group has established a semi-territorial presence. Events in mid-2016 are a clear example of this. According to UN sources, the forces of the South Western state successfully attacked Al Shabaab in the Bulo Fur village on June 21. Al Shabaab in the end withdrew. But the forces of the South Western state also withdrew to their base in Qansax-Dheere District, according to the UN sources. This pattern has been repeated all across central Somalia for years.

Locals expect Al Shabaab to come back after the withdrawal of its enemies. In this way, villages are left at the mercy of Al Shabaab. It means that the group can still pressure locals to support them. It can sanction government supporters in these small villages and it can also tax locals, gain recruits and food. Local villagers have to hedge their bets by accommodating Al Shabaab.

The result is a form of semi-territorial presence that ensures: income and recruits that can enable the organisation to exist for many years; stream of support for terror cells both in Mogadishu, Somaliland and even inside neighbouring countries; and Mogadishu business people who operate outside of the city have a big incentive to pay Al Shabaab to prevent disruption. These factors are seldom highlighted in the media, who would rather focus on more spectacular but less strategically important terror attacks in Mogadishu.[:]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *