L’Iran si apre agli investimenti delle aziende petrolifere di Europa e Asia

L’Iran ha reso pubblico un elenco delle 29 aziende petrolifere che potranno lavorare nel paese, valutate come “qualificate e credibili” dalle autorità locali. L’accesso delle aziende straniere alle risorse energetiche dell’Iran è reso possibile grazie alla fine delle sanzioni imposte per contrastare il suo programma nucleare, terminate con l’accordo del luglio 2015. Queste aziende sono soprattutto europee (Eni, Shell, Total, Gazprom, Lukoil, Schlumberger) e asiatiche (CNPC, Sinopec, Mitsubishi, JPE, Petronas, Kogas, Daewoo).

Il vice ministro del petrolio con delega agli affari internazionali, Amir-Hossein Zamaninia, ha affermato all’agenzia di stampa specializzata Shana che il paese vuole offrire contratti di esplorazione e produzione sia per il petrolio sia per il gas. Alcune aziende hanno già firmato degli accordi preliminari: ad esempio la francese Total ha siglato alcune settimane fa un memorandum da 4,3 miliardi di euro per le riserve di gas offshore di Pars, considerato il più grande giacimento di gas del mondo (South Pars è la sezione che appartiene all’Iran, mentre più a sud la sezione North Dome è gestita dal Qatar). A metà dicembre anche i russi di Gazprom e gli olandesi della Shell hanno firmato nuovi accordi per ottenere concessioni in Iran.

Dal novembre 2015 l’Iran ha introdotto una nuova modalità di accordo con le aziende straniere, il buy-back agreement, che permette all’investitore di poter rivendere le proprie azioni al venditore iniziale nel caso di eventi previsti dal contratto. Ciò consente una maggiore flessibilità rispetto ai movimenti del mercato petrolifero e del rischio politico. In precedenza l’Iran aveva un solo tipo di contratto – IPC, Iran Petroleum Contract – in cui il Governo partecipa a tutte le fasi di esplorazione, sviluppo e produzione, a maggiore tutela degli interessi iraniani.

Le dichiarazioni del vice ministro Zamaninia hanno riguardato anche gli investimenti diretti esteri nel paese, anche grazie al nuovo tipo di contratto offerto agli investitori. L’attesa è di 40 miliardi di dollari di investimenti, da formalizzare con ogni probabilità entro il 20 marzo 2017, quando avrà inizio il nawrūz, il capodanno persiano.

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