La politica estera dell’Iran è sempre più vicina agli obiettivi russi

Fin dall’epoca della rivoluzione islamica del 1979, lo slogan “né Oriente né Occidente” è stato onnipresente nella politica estera iraniana. Così è stato, in quanto questo era esattamente ciò che la rivoluzione aspirava a promuovere: emancipare il paese da qualsiasi forma di dominio esterno e proteggere la sovranità dell’Iran. In questo senso, la decisione di Teheran dello scorso agosto di permettere alle forze aeree russe di utilizzare la base aerea di Hamadan nella campagna di bombardamenti contro i territori siriani costituisce un imprevisto, ma allo stesso tempo un caso altrettanto simbolico per almeno due prospettive. Da un lato, esso indica che per Teheran la retorica sulla Rivoluzione è collegata a considerazioni di sicurezza pragmatiche. Dall’altra, si potrebbe affermare che essa incarni il collegamento Iran-Russia in Siria, che, a sua volta, potrebbe complicare il processo di riconciliazione in corso tra Iran e Occidente. Ne consegue, naturalmente, che interpretare l’essenza delle relazioni Iran-Russia sia un prerequisito per comprendere appieno quali  implicazioni potrebbe avere nelle relazioni tra Iran e Occidente, l’abbraccio dell’Iran con la Russia.

Le azioni coordinate di Iran e Russia sono state, in larga misura, la causa principale della sopravvivenza del regime di Assad, fino ad oggi. In effetti, i due paesi hanno investito una quantità inestimabile di risorse militari, diplomatiche ed economiche per mantenere Assad al potere, come garante dei rispettivi interessi in Siria. Eppure, sebbene il contesto siriano sembri essere il melting pot delle relazioni bilaterali Russia-Iran, la reciproca inclinazione sembra derivare da una serie molto più ampia di interessi che, alla fine, riguardano il territorio siriano.

Per Mosca l’Iran rappresenta un buon asset. Si tratta di un agente di sicurezza regionale nel Caucaso, in Asia centrale e in Medio Oriente, una riserva di energia, un mercato redditizio, così come anche una carta vincente nelle relazioni Russia-Stati Uniti. A Teheran, all’altra estremità dello spettro, c’è un accordo generale secondo cui coltivare legami amichevoli con Mosca sia fondamentale per la posizione geopolitica del paese e per alimentare le sue ambizioni di diventare un regolatore degli affari regionali. Inoltre, nella sua essenza, uno stretto rapporto con Mosca fornirebbe una sorta di capacità di manovra nelle trattative dell’Iran con l’Occidente.

Tuttavia, in un contesto così favorevole ad interessi sovrapposti e al desiderio condiviso per il fatto che Assad si trovi al centro del futuro politico siriano, un senso di sfiducia reciproca sembra aleggiare sotto la superficie. Dal punto di vista di Teheran, il disappunto riguardo al fatto che l’Iran sia stato spesso utilizzato come merce di scambio nei negoziati Mosca-Washington non è sbiadito. Questo è indicativo, per esempio, del fatto che la decisione dello scorso agosto non goda di piena legittimità, con molti nel Majlis iraniano che dubitano della sua costituzionalità.

Ancora più importante, a un’analisi più attenta si possono notare differenze anche per ciò che concerne la Siria. In primo luogo, mentre per l’Iran mantenere Assad al potere è una questione fondamentale, per la Russia le cose stanno diversamente. Ciò non significa che Mosca abbia abbandonato la sua predilezione per Assad ma, più semplicemente, che a lungo andare la leadership russa sarebbe disposta a scendere a compromessi intorno alla possibilità di insediare in Siria un sistema politico alternativo al regime, senza elementi vicini ad Assad – soprattutto considerando i proclami concilianti del neo-eletto Presidente Trump. In secondo luogo, Mosca non ha alcun interesse ad impugnare la sicurezza di Israele o a fare sforzi ulteriori per attaccare l’ISIS e Jabhat al-Fateh al-Sham (ex Jabhat al-Nusra). L’obiettivo cruciale dell’Iran, invece, è quello di migliorare la propria presenza nel Sud della Siria, al fine di garantirsi un accesso diretto al quartier generale di Hezbollah e di Israele. In terzo luogo, come spiega Nikolay Kozhanov, il coinvolgimento nell’asse anti-sciita è lontano dai piani di Mosca, in quanto ciò potrebbe produrre rischi per la sicurezza interna dato che i 17 milioni di musulmani russi sono principalmente sunniti.

Giungendo a una conclusione, prevedere che l’evoluzione del partenariato Iran-Russia conduca a un’alleanza vera e propria sarebbe una iper-semplificazione, almeno per il momento. Al contrario, un’analisi più realistica porterebbe a ritenere che gli obiettivi operativi condivisi tra Iran e Russia continueranno a portare ad un’area di relativa convergenza, fino ad una completa cessazione delle ostilità in Siria. Quel momento costituirà la situazione più critica nell’associazione Iran-Russia; dunque, alla fine, i due partner saranno costretti a convertire la loro strategia di lungo termine in azioni concrete.

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