L’ipotesi di un nuovo colpo di stato in Turchia

In Turchia i cittadini acquistano sempre più armi e alcune organizzazioni sembrano prepararsi alla resa dei conti finale. Spesso l’esercito turco è intervenuto per garantire la laicità dello Stato (e i propri interessi). Nonostante il fallimento del luglio scorso, la Turchia potrebbe subire presto un nuovo colpo di stato, stavolta senza militari.

La Turchia ha una lunga tradizione di rovesciamenti politici. Fino al 1923 la cumhuriyeti (“repubblica” in turco) non esisteva: con la fine della guerra mondiale, l’Impero Ottomano viene spartito tra le potenze principali secondo quanto deciso a Sèvres, compresa la penisola anatolica. Un turco originario di Salonicco guida un gruppo armato con cui lotta per l’indipendenza: Mustafa Kemal vince la guerra e diventa il primo presidente della Turchia, oggi considerato padre della patria.

Molti conoscono l’impostazione laica che Atatürk — il soprannome di Kemal, “padre dei turchi” — dà al nuovo stato. Una nuova lingua, leggi d’ispirazione occidentale, spostamento delle festività e abolizione del califfato. A protezione della nuova identità nazionale, tradizionalmente l’esercito si è posto a garanzia della laicità dello Stato. Questa tutela viene applicata dalle forze armate in diverse occasioni durante il XX secolo: nel 1960, nel 1971, nel 1980 (e forse un altro nel 1993). L’ultimo rovesciamento risale al 28 febbraio 1997, quando i militari impediscono al governo di Necmettin Erbakan di proseguire il proprio operato, accusandolo di aver violato la separazione tra Stato e religione. Ma pochi anni dopo l’islamismo conservatore — potremmo intenderlo come una Democrazia Cristiana in chiave islamica — vede la nascita di un nuovo leader: Recep Tayyip Erdoğan, sindaco di Istanbul negli anni ’90 e dal 2001 segretario dell’Adalet ve Kalkınma Partisi (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo, AKP). In soli due anni arriva al vertice politico del paese: nel 2014, dopo 11 anni ininterrotti di governo, diventa presidente e inizia a proporre una trasformazione in senso presidenziale della repubblica turca.

Arriviamo dunque all’estate scorsa, quando i militari — soprattutto l’aviazione — guidano un colpo di stato, che fallisce nel corso della notte. Sono abbastanza scettico sulle dietrologie riguardo a un golpe costruito ad arte. Il colpo di stato del 2016 è fallito per l’assenza di un leader riconosciuto, l’opposizione di una parte dell’esercito, l’incapacità di arrestare Erdoğan e soprattutto la reazione abbastanza immediata della popolazione.Negli ultimi mesi la Turchia ha subito una pesante svolta autoritaria, in reazione al tentato golpe di luglio.

Nonostante gli effetti profondi sulla società civile turca delle epurazioni degli ultimi mesi, potrebbe essere in preparazione un contro-golpe. Sibel Hürtaş ricostruisce su Al Monitor la biografia di Orhan Uzuner, un ingegnere turco che dal 2003 è diventato particolarmente famoso: sua figlia ha sposato Bilal Erdoğan, terzogenito del presidente. Secondo quanto riportato da Hürtaş, Uzuner avrebbe organizzato una milizia para-militare favorevole al presidente e a disposizione dell’AKP. Queste voci sarebbero confermate anche dalle notizie riferite da Hüsnü Bozkurt, deputato di opposizione del CHP, che ha chiesto di avviare delle indagini a riguardo. Tuttavia, pochi giorni fa Ahmed al-Burai su Middle East Eye scriveva che il malcontento delle forze armate di questi mesi potrebbe presto tramutarsi in un secondo tentativo, probabilmente dopo il 16 aprile.

L’unica certezza è che, dal luglio scorso, i turchi acquistano sempre più armi, anche a causa dei violenti attentati nel paese. Il futuro della Turchia è sempre più incerto, ma il prossimo punto di svolta ha già una data: il 16 aprile, quando si svolgerà il referendum per approvare la riforma costituzionale voluta da Erdoğan per fare della Turchia una repubblica presidenziale.

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