Masdar City rappresenta il primo esempio di città eco-sostenibile mai realizzato; sorge nei pressi di Abu Dhabi, in un’area di circa 6 kmq, ed è stata progettata per essere dipendente dallo sfruttamento di energia esclusivamente rinnovabile. L’iniziativa è guidata dalla Abu Dhabi Future Energy Company (nota anche come Masdar), colosso emiratino che dal 2006 investe la maggior parte del suo capitale nello sviluppo di tecnologie ed energie rinnovabili. Per la sola realizzazione di Masdar City, dal 2008 ad oggi la compagnia ha investito 22 miliardi di dollari; la conclusione dei lavori di costruzione della città è prevista per il 2025.

Lo sfruttamento delle rinnovabili

L’energia rinnovabile maggiormente sfruttata dalla città – che si trova in un’area interamente circondata dal deserto – è quella solare; si calcola che essa sopperirà a circa l’80% della corrente elettrica necessaria per il funzionamento delle sue abitazioni. Oltre che da pannelli solari posti sui tetti di quasi tutti gli edifici, l’energia solare viene raccolta da una centrale fotovoltaica di 21 ettari installata poco fuori dal perimetro della città. Al centro della città, inoltre, sorgono dei pannelli posti alle estremità di costruzioni ombrelliformi che dopo il tramonto si chiudono su sé stesse, illuminandosi. L’energia solare viene impiegata anche per alimentare il funzionamento degli impianti di depurazione e desalinizzazione dell’acqua delle falde sotterranee, la potabilizzazione dell’acqua piovana e il riciclo di buona parte dell’acqua utilizzata dai residenti di Masdar City.

Particolarmente innovativo è il sistema di refrigerazione, che date le elevate temperature di norma raggiunte nella Penisola araba rappresentava una delle principali sfide della progettazione di Masdar City. Esso dipende principalmente da una torre di ventilazione (progettata dal New York Design Studio Atelier) composto di 1200 pali in fibra di carbonio di 50 metri, che veicola le correnti d’aria fresca provenienti dall’alto all’interno delle strade di Masdar City; l’orientamento della città secondo gli assi nord-est e sud-ovest ne permette lo sfruttamento ottimale. Tali misure hanno portato le temperature del centro ad essere più basse di circa 20°C rispetto alle adiacenti aree desertiche. La città, inoltre, è circondata da una piccola muratura che impedisce l’accesso di automobili e altri mezzi di trasporto; gli spostamenti interni sono agevolati da un sistema di capsule automatizzate e prive di autista (già funzionanti) che si muovono su magneti posizionati a intervalli regolari e che possono effettuare una fermata ogni 200 metri (c.d. Personal Rapid Transit).

Difficoltà di realizzazione

Inizialmente progettata per essere operativa nel 2015, la realizzazione della città sorgente è stata posticipata dapprima al 2020 e poi al 2025. Degli oltre 10.000 residenti e 50.000 pendolari giornalieri previsti per il 2015 sono poche centinaia le persone che a oggi vivono e lavorano a Masdar City. La maggior parte degli edifici finora ultimati sono dunque vuoti: nel 2015, erano sono attive solo una manciata di attività commerciali (una manciata tra bar e ristoranti, una biblioteca, un’agenzia di viaggi, un supermercato e una banca) e 10 tra multinazionali e compagnie (contro le 1500 inizialmente attese per il 2015). I ritardi nella realizzazione di Masdar City sono legati principalmente a un rallentamento dei lavori di costruzione occorso nel biennio 2010-2012: a causa degli effetti della crisi economica globale che hanno colpito (seppur indirettamente) il sistema produttivo di Abu Dhabi, l’emirato ha infatti investito per l’iniziativa una porzione minore del suo capitale, impedendo il regolare proseguimento dell’edificazione della città. Tali lavori, inoltre, risultano ulteriormente rallentati nei mesi estivi a causa delle alte temperature della penisola araba.

Il progetto della città sorgente, nonostante il ritardo accumulato nella sua realizzazione, non è comunque da ritenersi accantonato. Considerata l’entità degli investimenti finora dedicati alla sua costruzione, sarebbe infatti impensabile il relativo abbandono da parte della Abu Dhabi Future Energy Company. Ad oggi risulta completamente operativa una delle strutture più importanti dell’iniziativa, quella dell’istituto universitario Masdar Institute of Science and Technology (MIST). L’ateneo, perfettamente operativo dal 2009, è composto da 4 dipartimenti e 4 centri di ricerca esclusivamente incentrati sullo sviluppo del settore ecocompatibile, sostenibile e rinnovabile 10 e le attività di ricerca dei suoi scienziati contribuiscono attivamente allo sviluppo della città sorgente. L’innovatività delle materie previste nei piani di studio dell’ateneo – che nella gestione dei programmi di sviluppo e tecnologia e dei centri di ricerca lavora in stretto contatto con il Massachusetts Institute of Technology di Boston – attirano ogni anno decine di nuovi studenti, ricercatori e visiting professor (al momento 336), rendendo senza dubbio il MIST il principale punto di forza di Masdar City.

Prospettive future

La volontà di Abu Dhabi di realizzare una città eco-sostenibile autosufficiente, nonostante gli elevati costi sino a oggi sostenuti, rappresenta una decisione di grande lungimiranza economica: attualmente, circa il 90% degli introiti dell’emirato si poggia infatti sulla vendita di una risorsa naturale – il petrolio – destinata a esaurirsi nel giro di un cinquantennio circa. Egualmente lungimiranti appaiono gli sforzi dedicati all’istituzione del MIST, già oggi il più importante centro di studi e ricerche nell’ambito delle rinnovabili e (probabilmente) destinato a diventare l’epicentro mondiale per lo sviluppo di energie e tecnologie alternative.

L’iniziativa della città sorgente di Abu Dhabi appare porsi in continuità con il progetto che ha reso il vicino emirato di Dubai un polo di attrazione di investitori stranieri e turisti provenienti da tutto il mondo, consentendone uno sviluppo economico del tutto slegato dalla vendita del petrolio (risorsa quasi inesistente nel sottosuolo dell’emirato). In questo senso, la condotta degli Emirati Arabi Uniti si pone in controtendenza rispetto alla generale carenza dei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo di investimenti mirati alla diversificazione economica. La maggior parte delle decisioni economiche promosse negli ultimi anni dei paesi del GCC – in cui in media il 90% degli introiti statali si poggia sulla vendita degli idrocarburi – risulta infatti non sostenibile e svincolata da qualsiasi strategia di breve o medio periodo.

Bibliografia

  • Hamaui, Rony. Mauri, Marco. Economia e finanza islamica. Bologna: Il Mulino, 2009.