Un regno diverso: le diverse narrative del Bahrein nel Golfo Persico

Il Regno del Bahrein è spesso ritratto come una delle economie più sviluppate nel Golfo Arabico. È stato uno dei primi paesi in cui è stato scoperto il petrolio ed è stato uno dei primi paesi a tentare la costruzione di un’economia diversificata post-petrolifera basata sull’industria bancaria e con una forza lavoro altamente qualificata. Il Bahrein ottiene ottimi risultati negli indicatori economici, come l’indice di sviluppo umano o il PIL pro capite. Tuttavia, il Bahrein si basa fortemente sull’Arabia Saudita, il suo principale partner commerciale, e ha bisogno di investimenti stranieri per restare competitivo.

Per questo motivo il Bahrein, come la maggior parte dei paesi GCC (Consiglio di Cooperazione del Golfo), spende enormi quantità di denaro in campagne di pubbliche relazioni ospitando conferenze internazionali ed eventi sportivi, come il Gran Premio del Bahrein o la costruzione di una squadra olimpica forte attraverso le naturalizzazioni. Allo stesso tempo la famiglia reale del Bahrein ha relazioni amichevoli con i suoi omologhi europei, un’immagine di richiamo preziosa. Anche se la monarchia controlla con forza il governo e metà del parlamento, il Bahrein è comunemente descritto come una monarchia costituzionale, che lo fa sembrare più tollerante e progressista rispetto al suo grande vicino, l’Arabia Saudita.

Tuttavia, vi è una scomoda narrazione alternativa di questo piccolo gruppo di isole. Una narrazione incentrata su repressione di Stato, censura e restrizioni politiche. Nel 2011, l’anno della Primavera Araba, le strade di Manama si sono riempite di manifestanti che chiedevano migliori condizioni economiche e libertà politica, anche se le richieste si sono intensificate e si è richiesta la destituzione della famiglia reale. Il giro di vite del governo è stato brutale e per la prima volta è stata schierata la Peninsula Shield Force (un progetto di difesa comune dei paesi del GCC) come forza anti-sommossa, con truppe dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti.

Da quel momento in poi, il governo del Bahrein ha aumentato la repressione e centinaia di attivisti, dissidenti e figure della società civile sono stati imprigionati. Ci sono state chiamate periodiche all’azione e ondate di proteste, che hanno portato a un’ulteriore escalation della repressione. Gli ultimi sviluppi sono stati la dissoluzione di al-Wefaq, il principale gruppo d’opposizione, e la detenzione del suo leader, il religioso sciita Ali Salman, che è anche stato privato della sua nazionalità; così come la detenzione di due attivisti che criticavano il sostegno del Bahrein alle azioni saudite in Yemen.

La situazione, tuttavia, in buona sostanza non è nuova. Un rapporto del 1985 ha dichiarato che dal 1975, i bahreiniti hanno vissuto in uno stato virtuale di emergenza che ha spinto alla clandestinità tutte le forme di opposizione politica sotterranea. Nel 1980, come oggi, il gruppo di opposizione più importante era prevalentemente sciita. Le loro preoccupazioni non erano religiose, ma economico e politico. Nel 1990 ci sono state anche ondate di proteste che sono state effettivamente soppresse dal governo.

La maggior parte dei media occidentali descrivono i conflitti interiori di Bahrein come un riflesso della divisione tra sciiti e sunniti che è sta presumibilmente interessando tutto il mondo arabo. Così, secondo questa visione, l’ondata di proteste del 2011 è stata originata dalla alienazione degli sciiti, che sono la maggioranza della popolazione, ma sono esclusi dal governo e dalle forze di sicurezza, controllate dai sunniti. Secondo alcuni commentatori, questo ritratto di una spaccatura tra sunniti e sciiti beneficia solo la famiglia reale. Inoltre, non è molto accurata.

È vero che il governo è guidato da sunniti e in una certa misura loro sono riusciti a ritrarre l’opposizione come cospiratori sciiti, minacciando la stabilità e la prosperità del regno. La maggior parte degli sciiti, infatti, sono sdegnati dal governo, indipendentemente dal loro livello socio-economico. Tuttavia, non tutti i sunniti sono strenui difensori della famiglia reale. Molti di loro hanno partecipato alle proteste, in particolare quelli appartenenti alla strati più poveri della popolazione. La stabilità del regime, quindi, dipende dal loro successo nel mantenere fedeli i sunniti alimentando il sospetto reciproco e l’odio settario: divide et impera.

Il Bahrein è un alleato geopolitico cruciale per l’Occidente, in quanto ospita la Quinta Flotta degli Stati Uniti. Prima di ciò era stato uno dei partner più importanti dell’Impero britannico nel Golfo Persico, un rapporto che quest’anno è stato commemorato. Sin dalla sua indipendenza formale nel 1971, il Bahrein è stato governato dalla famiglia Al Khalifa, che ha avuto il controllo del paese dopo la fine del XVIII secolo. Il paese mantiene forti relazioni con le altre monarchie nella penisola arabica, che hanno collaborato fornendo aiuti finanziari e militari nel corso degli ultimi anni. Chiudere un occhio sulla repressione crescente del Bahrein è una buona strategia a breve termine per i paesi europei, ma potrebbe danneggiare gravemente il loro rapporto con l’arcipelago arabo se dovesse cadere il regime.

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