Le politiche repressive attuate dal Partito Comunista Cinese ai danni della minoranza etnica uigura sono ben note ed ampiamente documentate. Le tensioni tra il governo e la comunità degli Uiguri si sono diffuse da quando il crollo dell’Unione Sovietica e l’emergere di stati musulmani indipendenti in Asia Centrale ha creato le basi per movimenti separatisti nello Xinjiang, la provincia autonoma nel nord-ovest della Cina che confina con Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan e Pakistan, nonché casa della maggior parte degli Uiguri.

Negli ultimi anni, la tensione si è trasformata in violenza e ci sono stati numerosi attacchi terroristici. In risposta, le autorità cinesi hanno lanciato una dura campagna contro il terrorismo e molte persone sono state condannate a morte. Nel frattempo, sono state decise alcune restrizioni alla mobilità sociale per discriminare gli Uiguri dai cinesi Han e da altre minoranze etniche locali.

Gli Uiguri fronteggiano la concorrenza sleale nel mercato del lavoro all’interno della provincia e un diffuso razzismo al di fuori di essa. In parte ciò è dovuto al loro orgoglioso attaccamento al proprio patrimonio culturale. Parlano la loro lingua, indossano i loro abiti caratteristici, preferiscono la loro cucina tradizionale e si integrano più facilmente con le comunità dell’Asia centrale che con i cinesi Han. Inoltre gli attivisti hanno denunciato numerose restrizioni al diritto degli Uiguri di professare l’Islam, con il divieto di frequentare le preghiere nelle moschee e uno stretto controllo sulle scuole religiose. Ai funzionari ed ai civili uiguri e civili che lavorano nei dipartimenti governativi dello Xinjiang, così come agli insegnanti ed agli studenti delle scuole pubbliche, non è permesso praticare il digiuno durante il Ramadan e in molte città alle donne è proibito indossare veli ed agli uomini lasciar crescere la barba.

Tuttavia, il motivo più importante per il trattamento repressivo del governo verso gli Uiguri non è né la religione, né il terrorismo, ma la territorialità. Gli Uiguri hanno vissuto due brevi periodi discontinui di indipendenza e ancora molti sperano che il Turkestan Orientale – il nome usato dai separatisti per indicare la provincia – torni ad essere una nazione sovrana governata dagli Uiguri.

A differenza degli Uiguri, gli Hui – la più grande comunità musulmana della Cina, che discende dai mercanti persiani, mongoli, asiatici e arabi che hanno attraversato la Via della Seta – hanno vissuto in Cina dalla dinastia Tang (618-907) e si sono imparentati con i cinesi Han, generando una comunità fluida e ibrida. Anche se concentrati all’interno della Regione Autonoma dello Ningxia, sono diffusi in tutto il territorio della Cina, il mandarino è la loro lingua madre e, fatta eccezione per la carne di maiale e l’alcool, condividono le preferenze alimentari tradizionali.

Grazie al percorso di assimilazione che hanno scelto, gli Hui hanno successo economico e sociale. Sono stati autorizzati ufficialmente a praticare la loro religione: una donna Hui può indossare il velo e le famiglie Hui possono mandare i propri figli in scuole religiose private e alle moschee. Non solo gli Hui godono di più libertà, ma dominano anche la produzione di cibo halal ed il settore dell’intermediazione con le imprese cinesi in Asia centrale e nel Golfo Persico. La ragione principale del buon rapporto di cui godono con il Partito Comunista Cinese, è semplice: gli Hui non protestano per avere maggiore autonomia, né tantomeno desiderano una separazione dalla loro madrepatria. Per il governo cinese, costantemente attento al mantenimento della propria autorità territoriale, la minoranza Hui non rappresenta alcuna fonte di instabilità.

L’atteggiamento oppressivo nei confronti degli Uiguri è stato descritto principalmente come una violazione della libertà religiosa. Dopo l’escalation di attacchi terroristici internazionali e nazionali, il governo cinese ha rafforzato il suo controllo sulla popolazione uigura, limitando la possibilità di riunirsi in attività religiose e di rafforzare così i loro legami identitari. Per questo, il Partito Comunista Cinese è stato accusato di promuovere l’islamofobia. Tuttavia, la libertà religiosa, sociale, economica e politica di cui godono gli Hui, musulmani cinesi, porta a un ragionamento più ampio. Il motivo che ha portato la Cina a sopprimere gran parte della libertà degli Uiguri non è l’avversione contro l’Islam, ma la minaccia di una perdita di autorità sul proprio territorio.