Mojtaba Mousavi ha intervistato David Commins, professore al Dickinson College. Si è laureato alla University of California-Berkeley e ha conseguito un dottorato presso la University of Michigan. Ha ricevuto borse di studio Fulbright per studiare il modernismo islamico nella Siria ottomana (1982-1983) e il wahhabismo in Arabia Saudita (2001-2002). È specializzato nel pensiero islamico e le sue pubblicazioni riguardano argomenti come “Islamic Reform: Politics and Social Change in Late Ottoman Syria and Historical Dictionary of Syria” . Il suo ultimo libro è The Wahhabi Mission and Saudi Arabia (I.B.Tauris, 2009).

Mentre le persone e gli intellettuali si aspettano che i regimi democratici li salvino dalla dominazione dell’imperialismo, gli sviluppi globali sono costantemente in corso in un modo che consente agli imperialisti di prenderne il controllo; e l’esito degli eventi rappresenta il crescente dominio del capitalismo liberale sulle altre scuole di pensiero, nella misura in cui i socialisti francesi hanno cominciato a ricorrere ai liberali conservatori di destra in Europa e in America per mantenere la propria sicurezza. Siamo forse di fronte a una situazione anarchica in cui la maggior parte delle strutture sono crollate, che porta a due tipi di fondamentalismo: il fondamentalismo liberista e il fondamentalismo takfiri (empietà massima). Quali sono gli errori che in passato hanno portato a una situazione del genere? Gli intellettuali europei, americani e/o musulmani possono evitare di affrontare questa situazione? È possibile proporre un “salafismo liberale”, che emerge al giorno d’oggi in una struttura complessa e che nasce da un uso improprio dei valori democratici e delle strutture della democrazia formale, e di conseguenza avendo grande impatto sull’opinione pubblica e gli intellettuali?

Non sono d’accordo con l’affermazione che le strutture sono crollate e ci ha lasciato solo due tipi di fondamentalismo, liberale e takfiri. Credo invece che decenni di conflitto internazionale e guerra civile hanno portato a un livello elevato di sostegno alle posizioni estreme negli schieramenti politici più ampi, dove invece il desiderio della maggioranza è per una risoluzione pacifica, per consentire alle persone di condurre una vita normale. Un apporto equilibrato di forze internazionali rispecchia l’equilibrio di forze interne in più zone di conflitto (ad esempio, in Siria, Iraq e Yemen), motivo per cui le lotte politiche in diverse parti del mondo sono bloccate in una lunga fase di stallo. Ma queste situazioni di stallo non sono solo tra fondamentalismo liberista e takfiri, per esempio se consideriamo l’Ucraina, la Cecenia e la Palestina. Inoltre, la maggior parte del conflitto armato si svolge tra più attori non statali, invece che tra stati o alleanze di Stati, e la fluidità di attori non statali, nonché i loro obiettivi principali, rendono il compromesso difficile da raggiungere, se non impossibile.

Gli intellettuali musulmani, europei e americani possono cercare di affrontare questa situazione, ma non si interessano abbastanza per influenzare gli obiettivi dei governi e dei movimenti politici militarizzati.

Non sono sicuro di sapere che cosa significa il “salafismo liberale”. Se ciò significa salafismo supportato da o in alleanza con il capitalismo liberale, allora sì, c’è un rapporto di collaborazione tra i due sulla base di interessi materiali, ma non credo che ci sia commistione o convergenza: il capitalismo liberale e il salafismo (come oggi è definito dalla teologia wahhabita), a mio avviso, rimangono sistemi differenti per l’organizzazione della sfera pubblica e hanno radici in valori diversi, con il capitalismo liberale basato su pretese di verità relative e il salafismo fondato su pretese di verità assolute. Se il salafismo liberale fa riferimento al precedente movimento sunnita rappresentato da intellettuali come Muhammad Abduh (che hanno visto nei “pii antenati” – al-salaf al-salih – delle fonti per un principio generale di adattamento alle condizioni politiche, economiche e sociali moderne, ma non come autorità per una stretta, rigida concezione della verità), vi è certamente una base per gli intellettuali musulmani, europei e intellettuali per trovare un terreno comune.

Alcuni intellettuali credono che il fondamentalismo liberista ha avuto inizio quando il pragmatismo fondamentale è andato di pari passo con il capitalismo estremo; anche i filosofi americani pensavano che il liberalismo è precedente alla democrazia e alla filosofia. L’essenza del pragmatismo e l’idea che “in amore e in guerra tutto è permesso” sono osservati nel salafismo islamico (sostenitori degli insegnamenti classici e tradizionali) e nei gruppi takfiri (scomunicati), e sia i fondamentalisti liberali sia quelli religiosi vorrebbero trascurare la capacità di pensiero razionale nel mondo; essi sono totalmente dipendenti dalle “fonti tradizionali” (trasmesse da una generazione all’altra) ed è per questo motivo che sono considerati “anti-intellettualismo”. Sembra che il capitalismo irrazionale, che verifica la razionalità solo nella misura in cui questo prova il liberalismo, e la takfiri alafita, che dà credito agli intellettuali che estendono questa verifica alle loro ideologie tradizionali, stiano conquistando il mondo; un mondo che sta andando rapidamente contro gli intellettuali. Sei d’accordo con questa analisi? Quali soluzioni ci sono per sensibilizzare l’opinione pubblica in una situazione del genere, e qual è il dovere degli intellettuali indipendenti sulla situazione?

Ho una visione diversa sull’essenza dei gruppi salafiti e takfiri: essi sottolineano un’aderenza rigorosa, senza compromessi a una dottrina specifica – qualsiasi deviazione dalla dottrina trasforma una persona in nemico. Il capitalismo si occupa della produzione e del profitto, senza aderire a un’idea e a un modello di comportamento. I capitalisti sono persone molto pie come anche atee; includono persone che credono in un codice morale abramitico così come persone che non credono in regole morali assolute.

Qualunque sia la propria opinione o posizione sulla questione, gli intellettuali indipendenti hanno il dovere di dimostrare impegno su una discussione che accetti la diversità. Nella mia comunità, di recente un residente non-musulmano ha condannato l’Islam sul sito web del giornale locale; un residente musulmano ha risposto con l’invito a incontrarsi e conversare: questo è il tipo di invito al dialogo che potrebbe disinnescare la rabbia e la paura che alimentano i conflitti.

Alcuni sostengono, sulla base di questa analisi, che l’ISIS sia un prodotto della modernità, o almeno un risultato delle tendenze moderne, quindi presentano la “modernità dell’ISIS” (l’ISIS si avvale di strumenti e strutture moderne più di ogni altro gruppo takfiri, ed è molto interessato al capitalismo di Stato). Quali affinità ci sono tra l’ISIS e la modernità?

Non ho studiato l’ISIS con attenzione, ma mi sembra che la sua affinità con la modernità stia nel campo della tecnica di comunicazione, dell’organizzazione e della guerra irregolare. Per quanto riguarda la sua ideologia, mi sembra che sia simile ad altri movimenti anti-moderni che sono risposte alle condizioni moderne, e dal momento che rispondono alle condizioni moderne, sono prodotti della modernità. In particolare, l’ISIS rigetta il pluralismo religioso, ideologico e politico; respinge anche la moderna epistemologia scientifica che rifiuta la chiusura nel definire verità.

Alcuni credono che il fondamentalismo liberista, negli ultimi decenni, sia diventato il principale partner del salafismo; sembra che il conflitto d’interesse tra questi due fondamentalismi stia ora spingendo il mondo nel caos. Nel capitalismo liberale quali indicazioni ci sono, da un punto di vista critico, che hanno spinto verso una sorta di fondamentalismo militarista e ne ha fatto una vera e propria minaccia contro la democrazia? Non pensi che queste indicazioni abbiano portato a una performance in cui non resta, genealogicamente, alcuna differenza tra le azioni dei liberali e dei laici e quella dei salafiti e dei takfiri?

Vi è una alleanza di fatto tra gli Stati Uniti e i suoi alleati, che ritengo rappresentanti del fondamentalismo liberista nella tua domanda, e l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia, che suppongo rappresentare i salafiti (e sostenere in parte i takfiri). Io mi attengo all’idea tradizionale che l’alleanza si basa sull’interesse economico per le forniture mondiali di petrolio. Molti tra i fronti liberali fondamentalisti e i salafiti vorrebbero vedere la fine dell’alleanza, ma le élite al potere in entrambi i campi temono l’instabilità e la rottura che potrebbe seguire se ciò accadesse. Mentre non ritengo che le azioni siano genealogicamente identiche, sono d’accordo sul fatto che il fondamentalismo militarista sia dannoso per la democrazia.

Ci sono alcuni documenti che dimostrano le relazioni economiche e sociali dei salafiti e dei takfiri con i regimi moderni. Il rapporto tra Bin Laden e George Bush può essere citato come esempio. Ciò dimostra che ci sono interessi comuni tra questi gruppi, che hanno portato a queste comunioni d’intenti. Questi interessi provengono da visioni del mondo uniche ed epistemologie, o almeno da proposizioni epistemologiche uniche? C’è qualche teoria che giustifica questo pragmatismo?

Non credo che ci fosse una relazione diretta tra Bin Laden e George Bush (padre o figlio). Il padre ha sostenuto i mujaheddin afghani che combattevano l’Unione Sovietica nel corso degli anni ’80 durante la Guerra Fredda. E Bin Laden ha anche sostenuto i mujaheddin afghani, ma da una posizione politica molto diversa di solidarietà sunnita, piuttosto che di sostegno agli interessi globali degli Stati Uniti. Quindi c’era convergenza a sostegno della stessa causa, ma la convergenza è finita quando l’Unione Sovietica si è ritirata dall’Afghanistan. Poco dopo, il governo saudita ha costretto Bin Laden a lasciare l’Arabia Saudita e a spostarsi in Sudan, dove ha sviluppato la sua strategia per il jihad globale contro gli Stati Uniti e i suoi alleati. Il fatto che oggi negli Stati Uniti si sostenga l’intervento saudita in Yemen è un’altra occasione in cui Washington si ritrova a combattere lo stesso avversario (gli Houthi) come i salafiti e i takfiri, ma lo fanno anche gli altri partiti yemeniti che non sono né salafiti né Takfiri. Anche in questo caso si tratta di un conflitto in cui i fronti opposti sono composti da alleati di convenienza: Ali Abdullah Saleh, per esempio, affianca gli Houthi anche se non è uno sciita zaidita.

Sembra che il potere militarista del capitalismo liberale insieme alla violenza dei takfiri salafiti cambierà la struttura del mondo futuro in un fondamentalismo militare. Come sarà il mondo, se, da un punto di vista futuro, consideriamo con attenzione l’interazione e il coinvolgimento dei fondamentalisti?

Come storico, considero il lungo periodo (decenni, non anni). Credo che la politica globale stia attraversando una fase di conflitti incontenibili che alla fine scompariranno, attraverso la vittoria o la negoziazione. Al momento il fondamentalismo militare è forte a causa del gran numero di conflitti negli stati falliti e parzialmente falliti. Alla fine, gli stati si riconsolideranno, magari in forme diverse. Ma una volta consolidati, il fondamentalismo militare credo che potrà diminuire.

Ci potrà essere un movimento sciita simile al salafismo?

Penso di no. Considero una causa principale della popolarità del salafismo tra i musulmani sunniti la debolezza dell’autorità religiosa istituzionale, che le scuole giuridiche sunnite (madhahib) hanno rappresentato per secoli prima della nascita dello Stato moderno. Nel secolo scorso o giù di lì, i giuristi (fuqaha) hanno perso il loro ruolo nella formulazione di leggi per lo Stato moderno, che ha sostituito le tradizioni dei giuristi con le procedure, le decisioni e le istituzioni legali, basate su fonti occidentali. Molto semplicemente, i giuristi sunniti hanno perso potere sociale e di conseguenza hanno perso la propria autorità nell’interpretare i principi religiosi per le popolazioni sunnite. Al contrario, i giuristi dello sciismo imamita moderno continuano a possedere l’autorità religiosa per almeno due motivi. Innanzitutto, in Iran, la costituzione sancisce la tutela del giurista sulla base della necessità dell’ordine in assenza dell’imam (per metterla in termini molto semplici). In secondo luogo, in altri paesi con significative popolazioni sciite (Iraq, Libano, Bahrein), l’ordinamento giuridico sviluppato dai governi nazionali ha avuto deboli pretese di autorità tra i propri cittadini sciiti, che di conseguenza hanno continuato a considerare i giuristi sciiti come possessori dell’autorità nella sfera religiosa, che naturalmente si sovrappone an molti aspetti della vita di tutti i giorni. Queste differenze nelle fondamenta dell’autorità religiosa tra sunniti e sciiti moderni sono significative perché gli intellettuali salafiti operano al di fuori dei limiti della tradizionale autorità legale sunnita, rappresentata dalle madhahib e al di fuori dei confini dello Stato (con le eccezioni di Arabia Saudita e Qatar). Penso che, affinché emerga un salafismo sciita, si dovrebbe verificare una rottura con il pensiero giuridico tradizionale e un invito al “ritorno” agli imam, simile al richiamo salafita per un “ritorno” ai pii antenati. Credo che sia una possibilità remota che gli sciiti ordinari vedano i mujtahid come attori di uno stato illegittimo. Questo è uno scenario altamente ipotetico. Io non sono abbastanza esperto nella scuola giuridica akhbari per dire se sarebbe una possibile base per questo genere di cambiamento.

In un certo senso, il salafismo sciita è impossibile a causa della teologia. La teologia salafita respinge la fede nell’imam come forma di politeismo – se i musulmani sciiti dovessero mai respingere la fede negli imam, allora in realtà non sarebbero più musulmani sciiti.