Dal 2014, quando Abu Bakr al-Baghdadi ha proclamato la rinascita del califfato sotto il governo della sua organizzazione, lo Stato Islamico si è espanso e ridotto a momenti alterni. Nonostante i continui combattimenti, il territorio controllato dai guerriglieri dell’ISIS si trova a pochi chilometri dai confini dell’Iran. Questo è uno dei motivi per cui lo stato persiano ha inviato alcune dei suoi soldati migliori in Iraq, per affiancare le forze curde e l’Organizzazione Badr, quest’ultima molto legata agli sciiti nel paese. La collaborazione iraniana prosegue da tempo e sembra, da alcune informazioni fornite dalle autorità di Teheran, che in diversi casi le forze di sicurezza iraniane siano riuscire a sventare alcuni attentati nel proprio paese. Durante lo scorso mese di Ramadan una decina di attentatori avrebbero dovuto farsi esplodere nella capitale: in questo caso, tuttavia, le autorità hanno parlato esclusivamente di attentatori sunniti.

Poche settimane fa l’agenzia di stampa iraniana Pars News ha annunciato l’uccisione di Abu Aisha al-Kurdi, il cui nome sembra da attribuire al vertice dell’organizzazione dello Stato Islamico in Iran. La polizia avrebbe identificato l’uomo nella città di Kermanshah, nell’Iran occidentale, non molto distante dal confine con l’Iraq. Tuttavia la sua uccisione era già stata annunciata in passato, pur facendo riferimento alla stessa regione. Secondo quanto riferisce Al Monitor da una fonte terza, l’ISIS starebbe cercando di inserirsi in Iran dal giugno scorso, passando per il territorio iracheno. La fonte avrebbe affermato che Abu Aisha era già sotto osservazione da tempo, ma che la sicurezza iraniana avrebbe atteso qualche settimana per fermarlo. In passato già un altro Abu Aisha al-Kurdi era stato ucciso a Mosul: l’ISIS aveva dichiarato che si trattava di un attentatore suicida, senza ulteriori informazioni. Secondo altre fonti, quest’ultimo individuo sarebbe in realtà Fadel Badr. Tuttavia non è chiaro se si tratta di più persone o dello stesso individuo, che in seguito sarebbe riuscito a spostarsi in Iran.

Le autorità iraniane conoscono il problema e sembra che stiano affrontando con durezza il rischio di un’inserimento dell’ISIS sul proprio territorio. Secondo le fonti ufficiali, più di 1.500 ragazzi sono stati arrestati poiché accusati di voler prendere parte alle attività dello Stato Islamico. Infatti sembra che anche una parte di iraniani faccia parte dell’organizzazione terroristica. Nel mese di maggio un attentatore iraniano, Abu Mohammad al-Irani, si è fatto esplodere a Ramadi, nel centro dell’Iraq. Anche Reza Niknejad, ventenne statunitense della Virginia di origini iraniane, avrebbe fatto perdere le proprie tracce una volta entrato in Siria nel 2015. Ma oltre agli ultimi rischi causati dall’avanzata dello Stato Islamico, le autorità iraniane continuano a fronteggiare due nemici noti. Il primo è Jaish ul-Adl, l’esercito della giustizia, un gruppo eversivo sunnita che dal 2012 combatte soprattutto nella regione iraniana del Sistan e Baluchistan, lungo il confine con il Pakistan. Il secondo è il KDPI, il partito democratico curdo-iraniano, che dopo vent’anni ha ripreso le proprie attività, spinto dai successi dei gruppi militari curdi in Siria e Iraq.

FOTOTehran, Iran, 15:53, Christiaan Triebert/Flickr. CC BY-NC 2.0
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È laureato in Relazioni Internazionali a Torino, ha studiato alla Bilgi University di Istanbul e ha lavorato per l'ICE in Egitto. Si occupa di Islam politico e di economia politica internazionale. Per il CSIC è responsabile del programma Medio Oriente.