Come cambiano le relazioni tra Turchia e Stati Uniti con la presidenza Trump

Tramite la sua campagna infuocata e spesso auto-contraddittoria, Trump potrebbe aver generato preoccupazioni in molte capitali del mondo, eccetto Ankara. Piuttosto, al contrario, un senso di ottimismo è sembrato provenire dalla leadership turca, che non ha perso tempo a congratularsi con Trump, sperando nel ripristino della fiducia nelle relazioni turco-americane durante la sua presidenza. Come previsto, tuttavia, questo ottimismo è stato piuttosto cauto e ha riflettuto l’ambiguità della figura di Trump stesso. Naturalmente, resta poco chiara la misura in cui saranno riconciliati i dissidi turco-americani del mandato di Obama. Tuttavia in questo articolo si cercherà di trarre alcune prime osservazioni.

Le relazioni turco-americane sono state, perlopiù, un buon esempio di reciproca cooperazione e di interessi condivisi, con solo pochi casi di tensione. Dopo aver aderito alla NATO nel 1952, la Turchia è stato tra i membri fondatori del Patto di Baghdad – l’espansione ad est ispirata dalla NATO – un sostenitore della Dottrina Eisenhower (1957). In quanto tale, durante la guerra fredda la Turchia è stata considerata da tutte le amministrazioni americane come un alleato geopolitico vitale e un baluardo contro la diffusione del comunismo. Per la sua fedeltà, la Turchia è stata premiata con un’assistenza poderosa in termini di aiuti economici e di armi, fatto che renderebbe orgogliosi i seguaci della teoria del rentier state delle relazioni internazionali.

Eppure, nonostante la longevità dei rapporti cordiali, i problemi sono emersi nel 2003, quando il parlamento turco non ha concesso l’autorizzazione all’esercito americano di utilizzare il suolo turco nel conflitto in Iraq. Anche se le relazioni si sono normalizzate, da allora, le tensioni sono riemerse nel corso della guerra civile siriana, nella quale i due paesi hanno sviluppato posizioni sostanzialmente contrastanti. A partire da fine agosto 2016, la Turchia ha invaso unilateralmente la Siria al fine di creare una zona di sicurezza all’interno del territorio siriano che non solo tenesse ISIS lontano dai confini turchi, ma che fosse anche in grado di contenere le milizie curde di Siria e Iraq – probabilmente il fattore più importante per Ankara. Washington non approva l’iniziativa turca, mentre continua a sostenere apertamente il YPG – la parte militante del PYD – al fine di contenere l’ISIS. Oltre a questo, lo stato già problematico delle relazioni turco-americane è ulteriormente peggiorato dopo il fallito tentativo di colpo di stato in Turchia del 15 luglio scorso, e dopo che le richieste di Ankara per l’estradizione di Fetullah Gulen, presunto mandante del colpo di stato, erano rimaste inascoltate dalla leadership americana.

In un contesto così difficile, sia per la Turchia sia per gli Stati Uniti, l’elezione di Trump potrebbe indicare una possibilità di riconciliazione. Per fare ciò, i due paesi dovranno trovare un modus vivendi in tre questioni fondamentali: la politica da seguire in Siria e in Iraq, il ruolo del YPG e l’estradizione di Fethullah Gülen.

Riguardo alla situazione siriana, sconfiggere l’ISIS è stata la priorità assoluta nei proclami della campagna elettorale di Trump; avrebbe anche affermato che il cambio di regime è al secondo posto al contenimento del gruppo terroristico. Inoltre, allo scopo di combattere l’ISIS, Trump ha più volte ribadito che la cooperazione con la Russia è probabile e che la Turchia potrebbe essere una delle punte di diamante di qualsiasi campagna militare. Il problema riguarda il fatto che Trump non ha mai fatto un passo oltre le sue magniloquenti ma vaghe dichiarazioni. Egli non ha specificato cosa comporterà questa intensificazione della guerra all’ISIS e neppure quale debba essere il preferibile futuro politico siriano non appena l’ISIS verrà sconfitto. A sua volta, tale approccio semplicistico in una situazione molto complessa potrebbe innescare ulteriori contraccolpi nelle relazioni turco-americane. In modo più ottimistico, la lotta contro l’ISIS potrebbe attualizzare un fronte comune in Siria e in Iraq – tra USA, Russia e Turchia. Tuttavia, questa unità sarà molto probabilmente temporanea, così come le loro agende diametralmente opposte diventaranno inevitabilmente una fonte di attrito una volta cacciato l’ISIS.

La posizione del nuovo presidente sui curdi è altrettanto importante per il futuro del rapporto turco-americano. Nelle dichiarazioni fatte prima delle elezioni, Trump ha ripetutamente espresso che gli USA dovrebbero continuare ad armare i curdi in Siria e in Iraq. Allo stesso tempo, come riporta Ragip Soylu – corrispondente del quotidiano Sabah – “il sostegno americano per il YPG verrebbe ripensato se non vi fosse alcun collegamento operativo con il PKK”, stando al consigliere di politica estera di Trump. Nonostante l’ambiguità di qualsivoglia alleanza  tra  curdi e americani, è altamente improbabile che Washington sostituirà i curdi con un altro gruppo, nella misura in cui essi restano i partner più affidabili nel terreno.

Ultimo ma non meno importante, se USA e Turchia si muoveranno verso il ristabilimento di buone relazioni dipenderà anche dalla questione di Fethullah Gülen. Che sia per un uso interno, che per una ulteriore solidificazione del AKP, resta il fatto che per Erdoğan, il giro di vite sulla presunta mente del golpe del 15 luglio è stata elevata come una priorità assoluta. In tale ottica, il primo ministro turco Binali Yildirim ha di recente invitato Donald Trump ad estradare il chierico che fa base in Pennsylvania, appellandosi al rispetto del nuovo presidente per la “sensibilità” della Turchia “in materia di lotta contro il terrorismo”. Resta da vedere sia se Trump cederà sulle chiamate di Ankara, e anche alla crescente pressione proveniente dalle cerchie interne dei conservatori.

Considerando tutto, le osservazioni appena svolte potrebbero restare solamente esercizi su un foglio carta, quando il nuovo presidente assumerà effettivamente il suo incarico. Mentre i tre aspetti di cui sopra riguarderanno la maggior parte dei colloqui bilaterali tra i due paesi, il destino delle relazioni turco-americane sarà anche influenzato da due fattori aggiuntivi: la composizione del nuovo governo; e la misura in cui il nuovo governo americano vorrà, o probabilmente non vorrà, dare la priorità a “democrazia e stato di diritto in territorio straniero“.

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